| Scritto da Gearx,
01-08-2009 11:42
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Ci si domanda spesso se esista un reale seguito alle apparizioni televisive dei concorrenti di quella macchina tritatutto e "sputa-talenti" che è X Factor: i format televisivi cosidetti "talent show" sembrano diventati oggi l'unico modo per la discografia di ricercare personaggi su cui investire, prediligrndo il loro potenziale televisivo e ponendo in secondo piano la loro effettiva capacità musicale. Fa quindi piacere constatare l'esistenza di certe sporadiche apparizioni, e il gruppo di cui mi accingo a scrivere forse rappresenta l'eccezione che conferma la regola...
Fui colpito l'anno scorso dall'originalità e il talento di una band vocale (a cappella) che partecipava al programma: i Cluster. Eliminati dal programma (come da normale iter del concorso) con disappunto del loro mecenate Morgan di loro si è successivamente sentito poco, tranne il fatto che l'autoprodotto EP già in circolazione da un po' e i loro brani fossero di colpo saliti in vetta alle classifiche di iTunes.
Ho colto l'occasione per andare a ascoltarli di persona mercoledì 22 luglio nel corso della rassegna "Summertime Jazz" proposta dalla Casa del Jazz di Roma, che li ha inseriti con intelligenza nel suo programma di Jazz classico. Anticipo che non ero completamente digiuno del loro repertorio, dal momento che sono stato uno dei forse non pochi a andarmi a prendere l'EP, trovandolo discretamente interessante. Durante il concerto infatti il quintetto genovese ripropone tutto il materiale già prensente sull'EP, più una serie di altri brani, tutti arrangiamenti "Clusterizzati" di composizioni non originali. Per chi non li avesse mai sentiti il loro sitle si ispira molto a quello degli americani Manhattan Transfer e Take Six (con la ovvia differenza di essere in 5 elementi, di cui due voci femminili), dove ogni parte è realizzata con la sola voce, dalla ritmica, al basso, alle armonie fino alla voce principale (quando c'è), con un sofisticato e ricercato uso di armonie anche dissonanti (da cui, suppongo, il nome Cluster) molto particolari e coinvolgenti. I ragazzi, conosciutisi al conservatorio di Genova hanno un ottimo ensemble, e si sente che la loro attività insieme è frutto di molto lavoro.
Il concerto è fresco, godibile, e la scelta dei brani proposti è varia e in grado di interessare ascoltatori di tutti i generi, fino a quelli più smaliziati. Michael Jackson, Stevie Wonder, De andrè sono alcuni degli autori di cui i Cluster rielaborano i successi, ma non solo; spiccano a mio personale giudizio due brani che per la loro natura totalmente lontana dal modo in cui vengono riproposti hanno dell'eccezionale: la "Enjoy the Silence" dei Depeche Mode, già sentita a X-Factor, straordinaria per la resa con le sole voci e "Mi sono innamorato di te, di Luigi Tenco, in cui il gruppo riesce a ricreare una atmosfera rarefatta veramente mozzafiato.
Il talento dei cinque ragazzi (molto spontanei e simpatici nella loro presenza scenica, come durante il medley di sigle di telefilms anni 80) è innegabile, come le loro capacità vocali: l'intonazione è impeccabile, la gestione delle voci e degli arrangiamenti denota uno studio e una visione d'insieme molto accurate, come l'uso di tecniche vocali "moderne" quali il "beat box" per la maggior parte delle ritmiche, o il creativo impiego di effettistica per riprodurre suoni particolari (come chitarre elettriche, bassi, o synth).
Rimane un unico dubbio circa la reale capacità di una simile formazione a proporre materiale originale di livello qualitativo pari alla loro bravura nell'arrangiare materiale altrui. Il punto di forza del gruppo sta nell'originalità della sua natura esclusivamente vocale cosa che allo stesso tempo potrebbe rivelarsi il suo limite, confinando il gruppo a una situazione purtroppo "di nicchia" per il nostro paese. La pubblicazione ormai imminente del loro nuovo lavoro discografico rivelerà se questo dubbio sia fondato o se come speriamo, il gruppo possa uscire dall'underground per diventare un talento nostrano in grado di svecchiare con reale qualità e freschezza una scena musicale stanca, obsoleta e paralizzata dalle solite figure dal dubbio valore.
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