Bruce Springsteen & The E Street Band - Live, Stadio Olimpico, Roma

Scritto da Lorenzo Gerace, 21-07-2009 20:22

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A essere onesto non sono mai stato un fan del "Boss" nel vero senso del termine, anche se, da appassionato di musica e addetto ai lavori l'ho sempre stimato e apprezzato durante la sua carriera come una delle colonne portanti del rock americano. E' con questo spirito che mi sono approcciato al concerto di Bruce Springsteen & the E Street Band la sera del 19 luglio allo Stadio Olimipico di Roma, in supporto al suo ultimo lavoro discografico "Working on a Dream" del 2009.

Lasciando perdere le polemiche sui presunti problemi di ordine pubblico sollevati dalla Questura di Roma per la concomitanza del concerto con i Campionati Mondiali di Nuoto, cosa che ha ritardato l'inizio ufficiale oltre le 22.30, sottolineiamo che tutto si è svolto con la massima tranquillità, per diventare la festa della musica come il concerto di un artista di quel calibro dovrebbe essere.

Bene, dopo una lunga attesa, lo stadio non totalmente pieno accoglie con un boato lo spegnimento delle luci, la band sale sul palco e inizia lo spettacolo. E qui purtroppo le prime note dolenti di quello che altrimenti sarebbe stato un concerto perfetto: dalla mia posizione (curva sud della tribuna Tevere) il suono che arriva è molto confuso, anche la voce di Springsteen fa fatica a uscire ed è poco intellegibile. Questo sembra non impensierire gli oltre 50.000 fans che tutti in piedi accolgono le note dei primi brani (che da non conoscitore del Boss non mi erano familiari) con entusiasmo, e il boato dello stadio supera il livello della musica diffusa dall'impianto...OK, ma visto che i "poveri" della tribuna e della curva non si meritano un trattamento simile (e alcuni commenti di disappunto si colgono comunque tra il pubblico) forse valeva la pena dimensionare l'impianto in maniera un po' più abbondante, visto che le due torri di delay oltre ai cluster dell'impianto main sospesi a lato palco non coprivano adeguatamente tutta la zona resa disponibile per il pubblico. Si sente che il fonico in regia di sala inizia a aggiustare e dei piccoli miglioramenti si percepiscono nel corso dei primi 4/5 pezzi, una cosa fisiologica di ogni grande concerto, ma non è ancora sufficiente, così decido di spostarmi dal mio posto e di cercare una posizione più vicina alla torre di delay, per capire se una differenza udibile esista. In effetti dalla posizione più centrale il mix è molto migliore, e nel corso del concerto diventa più nitido e definito, permettendo nonostante la distanza dal palco di apprezzare la band che è in forma smagliante, e l'energia di Springesteen che uno dopo l'altro sciorina brani della sua carriera lunga 3 decenni. L'energia è tantissima, il Boss, la camicia inzuppata di sudore, non si risparmia e con la sua proverbiale grinta da "sangue, sudore e lacrime" non lascia nemmeno terminare la coda di un brano, per contare "One Two Three Four..." e attaccare il brano successivo. La band lo segue con coesione e precisione ormai ultracollaudate da anni di concerti insieme, il sound è puro rock 'n roll made in USA, con sfumature blues, e a tratti southern o country, dove dominano le chitarre (elettriche e acustiche sfoggiate in una quantità di diversi modelli da Springsteen, Van Zandt e Lofgren), seguite da una ritmica solida (Max Weinberg alla batteria) e da tastiere e fiati (l'enorme e carismatico Clarence Clemons al sax e percussioni) che rendono tutto molto coinvolgente. La voce di Springsteen è quella di sempre, potente, rauca e carica della giusta emozione per ogni brano.
Il mix è ora, dopo circa una mezz'ora dall'inizio, comprensibile in quasi tutte le sue parti, e permette di godersi un bello spettacolo, esaltato dal disegno luci e da una bella ripresa video proiettata sui due megaschermi laterali e da quello centrale dietro al palco, dove la regia segue istante per istante ogni istrionico movimento sulla passerella del Boss e della band, sottolineando assoli e passaggi di cisacuno.
Tra i brani, in risalto "My city of Ruins", dedicata da Springsteen ai terremotati dell'Aquila, una "American Skin" mozzafiato per atmosfera e per un solo strappacapelli di Nils Lofgren, i classici "Dancing in the Dark" e una "Born to run" con lo stadio illuminato a giorno cantata dal pubblico tutto in piedi a un volume che superava ancora quello dell'impianto. Nella fase finale del concerto trovano spazio anche parentesi "simpatiche" come la anziana mamma di Springsteen salita sul palco per danzare una giga irlandese.
In definitiva un concerto all'altezza delle aspettative, che non ha deluso i fan accaniti e che sicuramente ha trasmesso una bella carica regalando 3 ore ininterrotte di puro e sanguigno rock anche a chi non è uno degli appassionati della musica del Boss. Un'esperienza da fare, almeno una volta.

Tags : Bruce, Springsteen, The E Street Band, Live, Stadio Olimpico, Roma
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